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giovedì 21 agosto 2014

Torta Margherita... per coccole mattutine!

Oggi, dopo pranzo, ho sistemato cocci e coccini, lustrato l'acquaio e i fornelli, rileccato le mie amate ghiere... e dato pure il cencio!
Appena finito, però... mi è venuta voglia di torta... perciò, in barba alle pulizie di Pasqua, via a strogolare un'altra volta!
Ho scelto la torta Margherita, che insieme al ciambellone è una delle torte storiche della mia infanzia, con i profumi e i sapori delle mie nonne.
Questa non è una torta da fine pasto, è la classica torta da credenza, buonissima da inzuppare nel latte!

Ingredienti:
- 100 gr farina 00
- 100 gr farina di fecola
- 200 gr zucchero a velo
- 100 gr olio di semi
- 1 cucchiaino di lievito per dolci
- 6 uova
- la scorza di un limone
- un pizzico di sale .

Forno statico a 180°, ben caldo.
Montate a lungo i tuorli con lo zucchero poi, a parte, montate a neve gli albumi.



Aggiungete il sale a metà degli albumi montati ed incorporateli ai tuorli con una spatola.
Aggiungetevi le farine setacciate con il lievito, lavorando con una spatola, poi unite gli albumi rimanenti, la scorza di limone e l'olio.

Amalgamate bene il tutto, ma con delicatezza per non smontare il composto.
Versatelo in uno stampo imburrato e spolverizzato con farina e zucchero.
Infornate per 40 minuti, poi aprite il forno e lasciatevi dentro la torta a raffreddare.


Mia nonna Emma, in realtà, la cuoceva nel forno a legna, dopo aver fatto il pane.
Il profumo che invadeva la casa rimaneva nell'aria per tutto il giorno...
Altri tempi...

Eccola qua, pronta per la colazione di domattina, per la gioia della mia amata famigliola!




Sempre (troppo) golosamente vostra,

lunedì 21 gennaio 2013

Italian horror story

Giacché oggi si parla di nonne, questo post ci sta proprio bene!
Chi mi segue da un po' di tempo avrà già sentito parlare della mia  nonna Isola.
L'Isolina, classe 1890, era la nonna paterna, quella che fin da subito mi elesse a "sua cocca"! :)

In qualità di preferita della nonna avevo tanti privilegi.
Privilegi che adesso, a distanza di anni, ho rivalutato... perché, se leggerete tutto il post lo capirete, molte di quelle cose non le augurerei al mio peggior nemico!  ;)

Provate ad immaginare una tipica signora anziana dei tempi che furono.. ..

Indossava vestiti chiusi da una fila di bottoni, che andavano dal collo all'orlo, in tonalità rigorosamente scure a mini fantasie floreali, corredati da una cinturina da annodare in vita, dello stesso tessuto e colore dell'abito.

Il tutto accompagnato dal grembiule, sempre in tinta dark, e da quelle che lei definiva "ciante", ovvero un bel paio di ciabatte.

L'intimo era particolarissimo...

Essendo stata una sarta, aveva confezionato una miriade di "completini" composti da  mutandoni a calzoncino (tipo quelli dei calciatori)



e sottoveste, che lei chiamava "sottana di sotto" o "sottabito".

Entrambi i capi erano dello stesso tessuto e fantasia.
Il consueto "scuro" veniva abbandonato lasciando spazio a tonalità pastello, damascate e un po' lucidine... il massimo del sexy per quell'epoca.

Ne ricordo una di un rosa confetto che mi piaceva molto... :)
Mia nonna si che ne sapeva di anticoncezionali...
La biancheria per non trombanti l'ha inventata lei!

Completavano la "mise" delle "parigine" molto coprenti, tenute su da una fascia elastica che si fermava sopra al ginocchio.
Parecchio sexy  anche quelle...

Indossava semplicissimi orecchini d'oro e una fede nuziale d'argento.
Quella d'oro, ci raccontava, l'aveva dovuta cedere in occasione della Campagna "Oro alla Patria" indetta al tempo di Mussolini.


I capelli, bianchi come la neve, li portava raccolti in una crocchia fermata da forcine, mollette e pettinini.
Era sempre in ordine, la nonna... :)

Fin da piccola ho condiviso la camera con lei, e per un periodo anche il letto: senza la nonna non dormivo! :)

Ma veniamo ai privilegi ai quali accennavo prima...

In quanto "cocca de nonna":
  • mie erano le favole più belle (adoravo quella del cavallo rosso e quella della coda dell'asino...) ;
  • miei erano i racconti del tempo di guerra e delle varie vicende familiari ad esso legate ;
  • miei erano i pomeriggi passati a guardare le vecchie foto che teneva in una scatola di metallo, con i drammatici racconti di rito al seguito ;
  • mie erano le pastine Ferrero che comprava ;
  • mie erano le pasticche Euchessina che, alla stregua di caramelle, condivideva con me... che a differenza sua non soffrivo di stitichezza ;
  • mie erano le mandorle dei Cantuccini di Prato che essendo priva di denti non riusciva a mangiare. Le ciucciava ben benino, le metteva in un fazzoletto pulito e "me le serbava", come diceva lei, dandomele come contentino quando facevo la brava ;
  • mie erano le mille, cinquemila o diecimila lire che mi regalava quando riscuoteva la pensione ;
  • mie erano tutte le messe alle quali partecipava ;
  • mie erano le preghiere che a modo suo mi insegnava ;
  • mie erano le superstizioni e i vari scongiuri in cui credeva ;
  • mio era il compito di accompagnarla dall'oculista, a braccetto sotto ad un ombrellone enorme e nero che si ostinava ad aprire per ripararsi dal sole ;
ma soprattutto...
  • mio era l'orinale, il vaso da notte che la nonna teneva sotto al letto e usava "alla bisogna", vuotandolo e lavandolo al mattino.


Quante volte ci ho inzuppato le chiappe...  O__o

Adesso ci rido, mi sembrano cose dell'altro mondo, ma ai tempi della mi' nonna era normale routine!

Aveva molti gesti scaramantici, fra i quali il "Salvo mi sia".
"Salvo mi sia" non era altro che una frase da ripetere quando, parlando di un conoscente, si nominava la malattia di cui esso soffriva.
Esempio...
"Tizio si è rotto un braccio... Salvo mi sia..."

Bastasse questo per metterci al riparo dalle disgrazie...  ;)

Come quasi tutte le vecchine della sua generazione, era devotissima...
L'Isola aveva un vasto repertorio, pregava a tutte l'ore... e in Latino!
Oddio, considerandone le umili origini, chi lo sa se era Latino quello che predicava...

Qualche anno fa mi capitò fra le mani un appunto risalente alle mie Elementari.
Avevo trascritto la preghiera che la nonna diceva per i defunti, la conosciutissima

"Riemmeterna"*

Riemmeterna
Dominusdei
Benedetta fussi
Moglieri bussi
Ventestuiesu,
Amen.

Si commenta da sola, eh?!  :)

Secondo me la poer'Isola bestemmiava dal primo all'ultimo chicco del Rosario... e più volte al giorno!

Doveroso terminare come segue...

Poerannoi, chi (e come) ci canterà la messa???  ;)


Pesche di nonna Renata

Ingredienti:

Per il biscotto:
1 kg di farina
500 gr di zucchero
200 gr di burro (in più quanto basta per spennellare i gusci)
5 uova
2 buste di lievito
gusci di noce puliti


Per la crema e per la cioccolata: (4 uova per circa 34 pesche)
4 tuorli d'uovo
4 cucchiai da minestra di farina
4 cucchiai da minestra di zucchero
4 bicchieri di latte intero
1 scorza di limone o arancia
2 dadoni di cioccolato fondente (circa 250 gr)
1 noce di burro

Per assemblare:
Alchermes e zucchero

Procedimento:
Preparate la pasta frolla impastando la farina, lo zucchero e il burro ridotto a pezzetti fino ad ottenere un composto a briciole.
Aggiungete le uova intere e il lievito e lasciate riposare per circa mezz'ora in frigorifero avvolta in pellicola trasparente.

Preparate i gusci di noce...
Spennellatene il dorso con il burro fuso e adagiate i gusci imburrati su una teglia ricoperta di carta da forno.



Prendete la pasta frolla dal frigo e formate delle palline del diametro di circa 2-3 cm.


Adagiatele sui gusci imburrati fino a rivestirne completamente il dorso, poi rimettetele sulla teglia un po' distanziate le une dalle altre, perché in cottura lieviteranno.



Mettetele in forno ventilato, precedentemente riscaldato a 180°, per circa 10-12 minuti... fino a che non diventeranno dorate.

Rimuovete i gusci quando i biscotti sono ancora caldi e lasciate raffreddare.



I gusci andranno nuovamente imburrati e utilizzati per le altre palline.

Preparazione delle creme:
In un tegame mescolate con la frusta tuorli, zucchero e farina, poi aggiungete piano piano il latte freddo.
Quando tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati, aggiungete la scorza di limone o arancia e portate ad ebollizione il preparato.

Suddividete la crema in due parti uguali e mettetene una in un tegame per preparare la cioccolata.
A quest'ultima aggiungete la cioccolata fondente e una noce di burro, e fate sciogliere il tutto a fiamma bassa.

Lasciare che le creme si raffreddino...


Assemblare le pesche:
Preparate in due piatti separati l'Alchermes e lo zucchero, la crema e la cioccolata raffreddate.


Scegliete le coppie di gusci di biscotto più simili tra loro in modo da fare le peschine più regolari possibile.
Prendete un guscio e con un pennello inzuppato nell'Alchermes bagnatene l'interno e il bordo.


Ripetete per tutti i gusci ottenuti...

Riempite un guscio con la crema e un guscio con la cioccolata e unite i due gusci.



Spennellate l'intera peschina con l'Alchermes e passatela nel piatto con lo zucchero fino a ricoprirla completamente.



A lavoro ultimato adagiatele nei pirottini e tenetele in frigo per un giorno!

Mi permetto una nota...
Queste pesche mi son state gentilmente donate per Natale da Silvia, che le ha fatte aiutata da suo figlio Matteo.
Non solo erano ben confezionate e ben presentate, ma si sono rivelate anche ottime!

Nonostante il suggerimento di lasciarle riposare tutta la notte, appena arrivati in montagna ce le siamo spolverate!
Io tre, una via l'altra, poi Marito mi ha brontolato e allora ho smesso.
Peccato, perché avevano un ripieno da urlo e si scioglievano in bocca...  :(

Brava Silvia!
Bella la ricetta, bello lo step by step, bello il ricordo di tua nonna che ti lega a questo dolce della tua famiglia.
Brava, brava, brava davvero!

*per sapere chi è nonna Renata cliccate qui...

Renata Bargelli

"La nonna è come un albero d'argento,
che la neve ripara e muove il vento... "

Renata  Bargelli era una nonna, una nonna che io non conosco e non conoscerò perché il Signore l'ha pretesa in cielo diciotto anni fa.

Era di Sant'agata, vicino a Scarperia, e faceva la maestra.

Una donna con gli attributi, una tosta, Renata...
Madre di tre maschi, tutto dire, rimane vedova quando il più grande ha sette anni e il più piccolo quattro...

Non è difficile immaginare che la sua strada abbia visto poche discese e troppe salite!

A Renata la vita aveva tolto il marito, lasciandola con tre figlioletti da campare e un lavoro da portare avanti... ma il sorriso, la voglia di fare e disfare, a Renata non glielo potevano togliere nemmeno i giorni  bui!

Questa mamma d'altri tempi aveva la passione per la cucina...
I suoi cavalli di battaglia erano la zuppa inglese, il tronco di natale e le peschine rosse all'alchermes, che faceva alla maniera di una volta, montandole  sui gusci delle noci!

Quante torte ha fatto Renata...
Con la crema, con la cioccolata, decorate con il burro per la gioia dei nipotini, e fra una torta e l'altra ci faceva entrare un cappottino ricamato, un golfino, un cappellino...

Che nonna... e che donna!

Mi sarebbe piaciuta Renata, con le sue idee che anticipavano l'odierno cake design... e siccome mi si dice che non fosse gelosa delle sue ricette... gliene avrei probabilmente carpite tante, insieme ai consigli sulle cotture e a quelli, preziosissimi, sulla vita.

Grazie a Silvia, sua nipote, per aver condiviso con noi il suo ricordo... e grazie a te Renata, per essere passata di qua!  :)

Per la ricetta delle sue peschine all'Alchermes cliccate qui!

mercoledì 12 settembre 2012

Chi non ha giudizio abbia gambe ...

Si, lo diceva sempre la buonanima della mia nonna Isola, venuta al mondo nel lontano 1890, due mariti, tre figli, una giovinezza di stenti e una vecchiaia serena e in salute a ripagarla, fino al Dicembre del 1989, di tutto il poco concessole quando era ragazza. :)

Ebbene, di questo detto ho fatto tesoro, e stamani ve lo dimostrerò!

Di prima levata ho acceso il forno per fare le Camille con la ricetta della mia amica Claudia, nonché mamma di Cocco! :)

Devo ammettere che nello scrivere aveva fatto un po di casino...


ma non è sua la colpa del disastro sfornato!  ;)

La colpa è mia, che nella fretta ho dimenticato lo zucchero della ricetta!!

Sicché, cazzarola, ho sfornato 16 camille belle come il sole... ma disgustoseeeeeee!!!


Però, chi non ha giudizio...

Ecco come le ho sfruttate: ho fatto pratica con le decorazioni! :)

Ho montato la panna...


Ho riempito la sac-à-poche...


... e mi sono divertita!  :)



Devo dire che 'ste Camille sono venute proprio, proprio, proprio bene.... mi dispiace perfino buttarle nella spazzatura ma... ogni cosa al suo posto!|!


Baci baci,

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